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lunedì 24 dicembre 2012

Viaggio a Betlemme





Camminai verso Betlemme
Con grande fame d’amore.
Abbandonai l’aratro nel suo solco
Vicino alla cisterna asciutta.
Salutai il carrettiere seduto
All’ombra del suo carico disciolto
L’animale sfinito nel mare di sole.
Panni lavati vidi stesi a macchia
Sulla magrezza dei cespugli
Scolorite bandiere di miseria
Con sogni di tavole imbandite
E di stanze nuziali.
Camminai, oh tanto camminai,
col cuore sempre più peso,
sempre più strappato
senza voltarmi mai
sulla strada morsa dai ginepri.
Né mi fermai
Finché non intravidi i tetti di Betlemme:
bianchi coperti che nascondevano
la povertà dell’uomo senza patria:
lui che fra le nuvole e libere pareti
ora può sorseggiare l’Amore.

Buon Natale!

Padre Efrem Trettel ofm, classe 1921, da 58 anni in missione tra gli emigranti italiani a San Francisco

domenica 21 ottobre 2012

Disuguaglianza sociale: una scelta obbligata?



Homo sapiens è il titolo di una mostra attualmente visitabile presso il Museo di Scienze Naturali a Trento, la grande storia della diversità umana dalla culla d’Africa fino all’intero pianeta (curatori il genetista Luigi Cavalli Sforza e il filosofo della scienza Telmo Pievani).
Ma noi apparteniamo anche alla specie di homo eligens, scrive il sociologo Zygmunt Bauman su Avvenire, analizzando il pensiero di Daniel Dorling, docente di geografia umana a Sheffield sul tema della disuguaglianza sociale.
    Zygmunt Bauman (Poznan, Polonia 1925, docente emerito di 
                                                sociologia all'università di Leida)
“Siamo un animale che sceglie  e nessuna pressione, per quanto coercitiva, crudele e indomabile, ha mai potuto sopprimere completamente la nostra libertà di scelta, né quindi determinare univocamente la nostra condotta …
Non siamo palle da biliardo che si muovono sul tavolo assecondando i movimenti di chi tiene in mano la stecca; noi siamo, per così dire, predestinati a essere liberi – e per quanto magari vogliamo ardentemente liberarci dai tormenti della scelta, noi ci confronteremo sempre con più di un modo di procedere, e la scelta tra le diverse possibilità è lasciata a noi. Ci sono due fattori che, insieme, formano le nostre scelte, il nostro modo di vivere e la traiettoria della nostra esistenza. Una è il “destino” – un insieme di circostanze sulle quali non abbiamo alcuna influenza –, le cose che “ci capitano” (per esempio, il luogo geografico e la posizione sociale nei quali siamo nati e l’epoca della nostra nascita); l’altra è il nostro carattere, ciò su cui possiamo esercitare la nostra influenza, da esercitare e coltivare …
Tanto più risulta alto il costo sociale di una determinata scelta, tanto più bassa è la probabilità che venga compiuta. E i costi in base ai quali chi opera una scelta viene indotto a misurarsi in maniera assai concentrata sono pagati per lo più con la moneta dell’accettazione sociale, dell’avanzamento e del prestigio. Nella nostra società questi costi sono distribuiti in modo che la resistenza alla diseguaglianza e alle relative conseguenze (di natura sia pubblica sia personale) divenga estremamente difficoltosa e quindi assai improbabile da sottoscrivere e perseguire rispetto alle alternative costituite dalla placida sottomissione o dalla collaborazione volenterosa.
E i dadi, che noi – abitanti di una società capitalista e individualizzata – non possiamo fare altro che continuare a gettare nella maggior parte e forse in tutte le partite della nostra esistenza, sono in effetti sempre truccati a favore di quanti traggono o sperano di trarre profitto dalla diseguaglianza ...”.
Ma che accadrebbe se i cattolici prendessero un po’ più sul serio la Dottrina Sociale della Chiesa?

martedì 18 settembre 2012

Può finire un sogno?



I have a dream” diceva Martin Luther King nel 1963. Sogno un giorno in cui bambini e bambine neri potranno stringere la mano dei loro coetanei bianchi e camminare insieme come fratelli e sorelle .. quando tutti insieme bianchi e neri potranno cantare le parole dell’antico spiritual “finalmente liberi!”.
Sono trascorsi quasi 50 anni. La Legge sui Diritti civili in America è in vigore dal 2 luglio 1964, quella del diritto di voto dal 1965, entrambe promulgate da Lyndon B. Johnson, ma il presidente che avrebbe dovuto firmarle era stato assassinato il 22 novembre 1963 a Dallas. Nel ’68 venivano uccisi anche il fratello Bob, in corsa per la Casa Bianca e Martin Luther King, considerato il leader degli afroamericani che aveva posto fine alla discriminazione razziale.
Non tutto era finito perché  i neri continuarono a vivere in povertà nei quartieri più degradati delle grandi metropoli guadagnandosi il pane con i lavori più umili che i bianchi ormai rifiutavano. I loro figli potevano sì frequentare la scuola, ma niente di più perché al termine delle lezioni iniziava il lavoro per sopravvivere. Sono storie della seconda metà del Novecento raccontate con tristezza da professionisti che sono riusciti a forza di sacrifici e sussidi a studiare “come” i bianchi. In nome di un’unica dignità umana dove non conta il colore della pelle o il conto in banca della famiglia.
E’ da quel mondo – ma anche da quello dei Kennedy e di tutti i democratici – che un afroamericano era riuscito a raggiungere la Casa Bianca 4 anni fa rivoluzionando piani sedimentati e mandando in tilt le leve del potere. La tragedia di New Orleans nel 2006 causata dall’uragano Katrina, e soprattutto dal mancato tempestivo intervento dei soccorsi  - pensiamo alla tecnologia di cui dispone l’esercito americano  - aveva mostrato ancora una volta come la mentalità non fosse ancora cambiata e, in fin dei conti, i neri avrebbero dovuto arrangiarsi da soli, quasi vuoti a perdere.
Così in questa nuova campagna elettorale che si concluderà a novembre sono ancora 2 le Americhe che si fronteggiano, al di là dei calcoli di partito e della crisi economica internazionale.
Da un  lato l’America dei diritti civili, della dignità di ciascuno, della parità uomo-donna, del diritto ad un lavoro dignitoso, un’istruzione e un’assistenza sanitaria per tutti. Una Nazione che riconosce il proprio ruolo di leader mondiale, ma non in termini di potenza di arsenali militari, bensì nel campo della cultura e della civiltà e che per questo ha deciso per il ritiro delle truppe dall’Iraq. Una terra dove l’emigrante può acquisire cittadinanza e vivere a fianco degli altri guardando con fiducia al futuro. Dove la campagna elettorale conta sulla metà dei finanziamenti dell’altro versante, a cominciare dagli spot in TV.
Dall’altra l’America dei grandi patrimoni che mostra i muscoli, dove vige la legge del più forte e il debole soccombe come per legge ineluttabile di sopravvivenza. Dove le tasse le pagano i poveri, mentre ai ricchi vengono tagliate. Dove l’assicurazione sanitaria diventa un onere insostenibile e la salute un lusso. Dove chi può studia e chi è bravo, ma povero non trova più borse di studio e finirà per accettare un lavoro sottopagato per sopravvivere. Un’America ancora una volta sceriffo del mondo che metta a tacere i popoli del Medio Oriente con la forza delle armi.
Un’America che intende però di abolire la legge che consente l’aborto e annullare l’assistenza sanitaria estesa a tutti, perché sono inclusi i contraccettivi (usati dal 98% delle donne americane) in nome della libertà religiosa. “Basta con le leggi europee”, è lo slogan che si allarga anche alla difesa dell’ambiente osteggiata dalle grandi imprese petrolifere che hanno già impedito la firma del protocollo di Kyoto.
Bill Clinton è stato l’unico presidente democratico, dopo Roosevelt, a riuscire nell’impresa di un secondo mandato. I sondaggi danno ancora il vantaggio di Obama negli stati più “europei”, ma quelli che nella storia avevano avversato già il presidente Lincoln gli voltano le spalle.
Può finire di nuovo un sogno?

lunedì 3 settembre 2012

Sorprese

Al ritorno dalle vacanze, tra amici ci si raccontano le esperienze: divertenti, spaventate, spettacolari. Qualcuna, per quanto divertente, fa riflettere.

Un gruppo di amici professionisti sono in vacanza in una delle tante, spettacolari baie di cui è coronata la nostra penisola. Man mano che i giorni passano, accumulando nella memoria bellezza su bellezza, crescono le aspettative. Domani sarà meglio di oggi! E così decidono che domani sarà escursione in barca e pesca subacquea. «Me ne occupo io!», propone subito il regista del gruppo vacanze. «Mi raccomando, vogliamo una giornata indimenticabile. Siamo disposti tutti a una quota extra, non è vero?». Il gruppo annuisce senza indugi.

Alle prime luci del giorno dopo sono tutti alla spiaggia.

– Ma dov’è la nostra barca?

– Eccola là, dice l’organizzatore.

– ??? Quella???

Si avvicinano alla riva, inciampando nei numerosi punti interrogativi che li separano da quella barchetta piuttosto sciupata e decisamente avara di promesse extra lusso. Salgono, spegnendo le chiacchiere esaltate inzuppate nel caffè dell’alba. «Solo due remi?» sussurra uno all’orecchio dell’altro, per non far sentire la sua delusione seccata. «E niente per pescare!», risponde un po’ stizzito l’altro. Avvertendo il silenzio imbronciato del gruppo, il “regista” intima: «Fidatevi!».

Girato il promontorio della baia... tranquilla e vanitosa un’imbarcazione a tre alberi ancheggia col suo rollio seducente.

Se vuoi l’avventura, i primi passi devi muoverli sulla fiducia. (M. Matté)

lunedì 2 aprile 2012

Salviamo gli atei

Il 24 marzo circa 20.000 umanisti-atei si sono radunati nella spianata del National Mall di Washington per chiedere la difesa dei loro diritti e la loro piena cittadinanza americana. Una ventina di associazioni hanno convogliato nella capitale la protesta contro le forme radicali della religiosità politica americana. Trasferire il contesto americano al nostro è assai poco produttivo. Con la crisi delle ideologie, tuttavia, anche gli atei “nostrani” hanno improvvisamente perso quel ruolo di avanguardie della coscienza storica che era stato loro indebitamente riconosciuto. Ma il credente sa di avere bisogno dell’inquieta ricerca dell’ateo e riconosce in se stesso alcune delle sue domande. Il vero pericolo in Europa non viene da loro, ma da quella deriva agnostica che è interessata alla religione e indifferente alla fede, che per essere laica è “ovviamente non religiosa”, che si astiene dall’impegno critico e teorico sui problemi dei fondamenti. E che devasta il costume, l’ethos e la coscienza pubblici senza esserne consapevole.


mercoledì 4 gennaio 2012

Preghiera minacciosa

Antonio da qualche tempo usufruisce di permessi premiali e può uscire dal carcere per incontrare i familiari, per sostenere colloqui di lavoro, e anche semplicemente per godersi un po’ di città. Intorno alle feste di Natale c’era tensione dietro i cancelli, perché – come scrivevano alcuni detenuti di Bologna – la tristezza aumenta, ti senti ancor più lontano da chi ami e troppo vicino, per via del sovraffollamento, a chi – quando va bene – ti è indifferente. La cronaca ci ha riportato episodi di suicidio, sia tra i detenuti, sia tra gli agenti (cf. Settimana 42/2011, 7; qui l'aggiornamento dell'Ansa per il 2011).

Nello scambio ordinario di due parole «in libertà», un assistente ha chiesto ad Antonio: «Allora, cosa ne dici di questo Natale...». E Antonio: «Guarda, se Dio stanotte venisse a prendermi, arrivato su lo ringrazierei». L’assistente, alla lente della tensione e della tristezza di quei giorni, ha letto nelle parole di Antonio un messaggio di depressione: allarme.

Antonio ha passato la notte successiva piantonato da un agente che, fuori dalla cella, lo ha sorvegliato fino al mattino per prevenire gesti insani. Un gesto di premura nelle intenzioni della sorveglianza. Immagino una tristezza in più per Antonio.

Tirando le somme: per fortuna certe volte le preghiere vengono ascoltate dalle persone sbagliate...