mercoledì 5 settembre 2012

V ... come verità

Se leggiamo nella Lettera di Giacomo: «Siete generati per mezzo di una parola di verità», chi di noi oserebbe gioire della verità che ci è stata donata? 
Ci viene subito la domanda: ma come si può avere la verità? Questo è intolleranza! L’idea di verità e di intolleranza oggi sono quasi completamente fuse tra di loro, e così non osiamo più credere affatto alla verità o parlare della verità. Sembra essere lontana, sembra qualcosa a cui è meglio non fare ricorso. 
Nessuno può dire: ho la verità – questa è l’obiezione che si muove – e, giustamente, nessuno può avere la verità. E’ la verità che ci possiede, è qualcosa di vivente! Noi non siamo suoi possessori, bensì siamo afferrati da lei. 
Solo se ci lasciamo guidare e muovere da lei, rimaniamo in lei, solo se siamo, con lei e in lei, pellegrini della verità, allora è in noi e per noi. 
Penso che dobbiamo imparare di nuovo questo «non-avere-la-verità». Come nessuno può dire: ho dei figli – non sono un nostro possesso, sono un dono, e come dono di Dio ci sono dati per un compito - così non possiamo dire: ho la verità, ma la verità è venuta verso di noi e ci spinge. 
Dobbiamo imparare a farci muovere da lei, a farci condurre da lei. E allora brillerà di nuovo: se essa stessa ci conduce e ci compenetra. 

(dall'Omelia di Benedetto XVI  a conclusione dell'incontro con gli ex-alunni a Castelgandolfo, 3 settembre 2012, trad. dal tedesco dell'Osservatore Romano)


martedì 4 settembre 2012

Terremoto, effetti collaterali


È celebre la novella di Tolstoj La morte di Ivan Il’ič, il cui protagonista è un giudice che ha sempre saputo, certo, di essere mortale, e ha visto non pochi amici, più o meno giovani, abbandonare la vita. Quando si ammala, però, la concreta prospettiva di dover morire lo inquieta più di quanto avrebbe mai immaginato: cerca di pensare ad altro, si butta nel lavoro, ma senza risultati, perché il dato inoppugnabile della propria finitezza gli si riaffaccia di continuo alla mente. Mentre, in passato, riteneva che la cosa avrebbe riguardato sempre altri, e non lui.
Qualcosa di simile è capitato a noi emiliani, con i terremoti del 20 e 29 maggio scorso. Un’eventualità – quella di esser colpiti da un sisma importante – che non credevamo realistica, che ritenevamo potesse accadere sì, ma altrove: a L’Aquila, in Umbria, in Irpinia, in Friuli. Non qui, non in queste terre che ci siamo abituati a immaginare sin da piccoli appoggiate un po’ magicamente sull’acqua di più o meno antichi sedimenti alluvionali. Rassegnàti fatalmente ai fastidi locali – nebbie e freddo pungente in inverno, afa umida e zanzare d’estate – ma non a questo. 
Il racconto e la testimonianza di Brunetto Salvarani si può leggere sul numero 31 di Settimana


Di' soltanto una parola


Il consiglio di Martini: Bibbia di Gerusalemme



Parlando ai suoi preti a Triuggio il 2 febbrario 1995 il card. Carlo Maria Martini, arcivescovo di Milano, suggeriva uno riferimento per la lectio divina: «A mio giudizio, la Bibbia di Gerusalemme, senza bisogno di ricorrere ad altri strumenti, può fornirci molte notizie: le citazioni a margine sono così pertinenti e le note sono così dense da farci evitare di disperderci nella lettura di commentari o di libri predicabili». 

(C:M: Martini, Ripartire da Dio. Lettere, discorsi, interventi 1995, EDB, Bologna 1996, p. 70).

lunedì 3 settembre 2012

Al Meeting di CL tutti diventano "tecnici"

Il primo giorno, domenica 19 agosto, al termine della messa alla Fiera di Rimini ho commentato, tra me e me: "si vede che quest'anno il Meeting di Comunione e liberazione è un 'Meeting tecnico': anche i chierichetti che servono all'altare hanno smesso la veste bianca e indossato un completo giacca-cravatta nero". La conferma è arrivata nel corso della settimana.


Non è un caso che da oltre trent’anni il Meeting si svolga nei padiglioni di una fiera. Come in tutti gli eventi fieristici, gli “espositori” presentano i propri prodotti e agli organizzatori spetta solo il compito di gestire l’agenda degli appuntamenti e la divisione degli spazi. Da questo punto di vista anche la 33esima edizione è stata una conferma, nonostante la crisi economica e i pasticci giudiziari che hanno coinvolto alcuni esponenti del movimento, tra tutti il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni.

Alla kermesse ciellina si sono presentati in oltre 800mila visitatori, come per l’anno precedente; hanno prestato servizio quattromila volontari; sul palco si sono passati il testimone 271 relatori tra religiosi, imprenditori, docenti, economisti. Il “prodotto Meeting”, quindi, ha funzionato. Il tema scelto dagli organizzatori “La natura dell'uomo è rapporto con l'infinito” è stato declinato, come da programma ormai consolidato nel tempo, in 98 incontri, 9 mostre e 21 spettacoli: «ha funzionato ha “bucato”, è un tema che si è rivelato non sospeso nei cieli ma capace di incidere sulla realtà» ha spiegato Emilia Guarnieri, presidente della Fondazione Meeting per l'amicizia fra i popoli. Per gli albergatori e tutto il sistema turistico l'appuntamento di Cl è una manna dal cielo, soprattutto quest'anno che la riviera ha fatto registrare un calo impressionante degli arrivi. 
Si può però osservare l’appuntamento di fine estate anche ponendo l’attenzione sugli assenti. Primo fra tutti la politica (su questo leggere Settimana n. 31).

Famiglia Cristiana ha fatto notare che in trent’anni il “popolo di Cl” ha sempre applaudito «chi rappresenta il potere». E ha descritto il Meeting come una «vetrina attraente ma pur sempre autoreferenziale». I militanti avranno storto il naso davanti a questa presa di posizione, ma è innegabile a chiunque che il Meeting è il “luogo non luogo”, è l'occasione per ascoltare ma non intervenire, è il momento in cui ci si incontra ma non si può dibattere, è lo spazio aperto a tutti dove manca quel “gesto” e quella “parola” del padrone di casa che in alcuni momenti si preoccupa di fare sintesi, sia che si parli di partito unico dei cattolici o di ricerca scientifica, di matrimoni tra persone dello stesso sesso o di persecuzione dei cristiani nel mondo. 


Mentre il presidente della Regione Formigoni pronunciava il suo "mea culpa", la maggior parte del popolo del Meeting (quindicimila persone) era nella sala accanto ad ascoltare il racconto dell'astronauta Paolo Nespoli che ha incantato tutti per oltre un'ora e mezza ricordando la sua permanenza nella stazione orbitante internazionale. «Uno pensa che gli astronauti siano semi-dei, superman, in realtà sono degli idraulici spaziali. Io mi ritengo un gruista spaziale. Tutti possono andare nell'infinito e nello spazio, tutti possono fare gli astronauti».


Sorprese

Al ritorno dalle vacanze, tra amici ci si raccontano le esperienze: divertenti, spaventate, spettacolari. Qualcuna, per quanto divertente, fa riflettere.

Un gruppo di amici professionisti sono in vacanza in una delle tante, spettacolari baie di cui è coronata la nostra penisola. Man mano che i giorni passano, accumulando nella memoria bellezza su bellezza, crescono le aspettative. Domani sarà meglio di oggi! E così decidono che domani sarà escursione in barca e pesca subacquea. «Me ne occupo io!», propone subito il regista del gruppo vacanze. «Mi raccomando, vogliamo una giornata indimenticabile. Siamo disposti tutti a una quota extra, non è vero?». Il gruppo annuisce senza indugi.

Alle prime luci del giorno dopo sono tutti alla spiaggia.

– Ma dov’è la nostra barca?

– Eccola là, dice l’organizzatore.

– ??? Quella???

Si avvicinano alla riva, inciampando nei numerosi punti interrogativi che li separano da quella barchetta piuttosto sciupata e decisamente avara di promesse extra lusso. Salgono, spegnendo le chiacchiere esaltate inzuppate nel caffè dell’alba. «Solo due remi?» sussurra uno all’orecchio dell’altro, per non far sentire la sua delusione seccata. «E niente per pescare!», risponde un po’ stizzito l’altro. Avvertendo il silenzio imbronciato del gruppo, il “regista” intima: «Fidatevi!».

Girato il promontorio della baia... tranquilla e vanitosa un’imbarcazione a tre alberi ancheggia col suo rollio seducente.

Se vuoi l’avventura, i primi passi devi muoverli sulla fiducia. (M. Matté)

domenica 2 settembre 2012

Un pezzo di legno ha cambiato la storia della Chiesa


Sono contento che il mio amico Thomas J. Fitzpatrick, gesuita, mi abbia permesso di riportare questo splendido episodio dell’anziano card. Carlo Maria Martini e da lui raccontatomi qualche anno. È solo leggermente modificato rispetto a quello che mi ha inviato oggi. È simpatico, provocante e toccante allo stesso tempo, e la dice lunga sull’umiltà. Quando uno sente e risente questi racconti pensa siano “apocrifi”, ma questo non lo è.

«Da superiore del Pontificio Istituto Biblico a Gerusalemme, ero solito accompagnare all’aeroporto il card. Martini, membro della nostra comunità gesuita, quando doveva viaggiare. In occasione del conclave 2005, il nunzio in Terrasanta, mons. Pietro Sambi, aveva precedenza sul cardinale nell’accesso al servizio VIP all’aeroporto di Tel Aviv. Così il giorno prima di accompagnarlo in aeroporto avvisai la sicurezza che sarei arrivato con il card. Martini. Siamo arrivati il mattino successivo verso le 4 e siamo stati scortati in una saletta privata, dentro un edificio nascosto dal resto dell’aeroporto.
I viaggi con il cardinale verso l’aeroporto erano occasione per qualche conversazione tranquilla, ma quel mattino c’era un’aria differente. Provavo una certa soggezione al pensiero che un membro della comunità di cui ero superiore non solo stava per recarsi in conclave, ma che addirittura era considerato tra i favoriti. Sapevo che il card. Martini non voleva essere papa.
Così, un po’ per scherzo un po’ seriamente, gli dissi quando venne chiamato per imbarcarsi: “Carlo, so che tu non vuoi essere papa; io sono il tuo superiore religioso e sai che noi gesuiti dobbiamo obbedienza ai superiori; lasciami dirti, se tu fossi eletto papa: per favore, accetta”. Ridemmo. Lo abbracciai e partì per il conclave.
Quando il card. Martini tornò, mi recai nuovamente nella saletta riservata per accoglierlo all’arrivo. Dopo aver superato i diversi controlli in aeroporto ci avviammo verso Gerusalemme. Lungo la strada gli dissi che ero un po’ arrabbiato con lui. Avevo visto una serie di servizi televisivi che parlavano di lui e avevo notato che portava sempre un bastone.
Così gli dissi: “So bene che non hai bisogno del bastone, e sono convinto che ne facevi mostra per far vedere quanto sei malato. Giusto?”.
“Sì”, mi disse.
In casa, a Geruslemme, ho puntato il dito verso il bastone del cardinale dicendo: “Ecco un pezzo di legno che ha cambiato le sorti della Chiesa cattolica”». (James Martin, sj)

(Nella foto, il card. Martini con il bastone al conclave del 2005).

Testo tradotto da America.