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| Da Settimana 35/2012, p. 2 |
mercoledì 26 settembre 2012
martedì 25 settembre 2012
Inventare false eresie per nascondere scismi
Sei righe di saluto attento e cordiale alla comunità islamica da parte del vescovo di Pavia, mons. Giovanni Giudici (il Ticino, 24agosto 2012), lo hanno trasformato in un pericoloso eretico. Oggetto del contendere: la valorizzazione del digiuno nel mese di Ramadan, del rispetto per il libro sacro e la comunanza nell’atteggiamento di fede.
Contro di lui si sono rapidamente coalizzati tutti i siti intransigenti del cattolicesimo italiano: da culturacattolica a corrispondenzaromana da riscossacristiana a anticattocomunismo con qualche compiaciuta recensione ne Il Foglio e affini. Firme, siti e giornali in cui il valore esibito è l’ortodossia, ma il cui interesse reale è l’ideologia politica.
La prova è che nessuno di questi si è pronunciato con qualche fermezza nei confronti del rifiuto dei lefebvriani al consenso con Roma, espresso da don Schimdberger (probabile anticipo della decisione dell’intera fraternità san Pio X). Come a dire: inventare eresie inesistenti negli altri per nascondere scismi reali fra i propri.
(Lorenzo Prezzi)
martedì 18 settembre 2012
Può finire un sogno?
“I have a dream”
diceva Martin Luther King nel 1963. Sogno un giorno in cui bambini e bambine neri
potranno stringere la mano dei loro coetanei bianchi e camminare insieme come
fratelli e sorelle .. quando tutti insieme bianchi e neri potranno cantare le
parole dell’antico spiritual “finalmente liberi!”.
Sono trascorsi quasi 50 anni. La Legge sui Diritti civili in
America è in vigore dal 2 luglio 1964, quella del diritto di voto dal 1965, entrambe promulgate da
Lyndon B. Johnson, ma il presidente che avrebbe dovuto firmarle era stato assassinato
il 22 novembre 1963 a Dallas. Nel ’68 venivano uccisi anche il fratello Bob, in
corsa per la Casa Bianca e Martin Luther King, considerato il leader degli
afroamericani che aveva posto fine alla discriminazione razziale.
Non tutto era finito perché i neri continuarono a vivere in povertà nei
quartieri più degradati delle grandi metropoli guadagnandosi il pane con i
lavori più umili che i bianchi ormai rifiutavano. I loro figli potevano sì frequentare
la scuola, ma niente di più perché al termine delle lezioni iniziava il lavoro
per sopravvivere. Sono storie della seconda metà del Novecento raccontate con
tristezza da professionisti che sono riusciti a forza di sacrifici e sussidi a
studiare “come” i bianchi. In nome di un’unica dignità umana dove non conta il
colore della pelle o il conto in banca della famiglia.
E’ da quel mondo – ma anche da quello dei Kennedy e di tutti
i democratici – che un afroamericano era riuscito a raggiungere la Casa Bianca
4 anni fa rivoluzionando piani sedimentati e mandando in tilt le leve del
potere. La tragedia di New Orleans nel 2006 causata dall’uragano Katrina, e soprattutto
dal mancato tempestivo intervento dei soccorsi
- pensiamo alla tecnologia di cui dispone l’esercito americano - aveva mostrato ancora una volta come la
mentalità non fosse ancora cambiata e, in fin dei conti, i neri avrebbero dovuto
arrangiarsi da soli, quasi vuoti a perdere.
Così in questa nuova campagna elettorale che si concluderà a
novembre sono ancora 2 le Americhe che si fronteggiano, al di là dei calcoli
di partito e della crisi economica internazionale.
Da un lato l’America
dei diritti civili, della dignità di ciascuno, della parità uomo-donna, del
diritto ad un lavoro dignitoso, un’istruzione e un’assistenza sanitaria per
tutti. Una Nazione che riconosce il proprio ruolo di leader mondiale, ma non in
termini di potenza di arsenali militari, bensì nel campo della cultura e della
civiltà e che per questo ha deciso per il ritiro delle truppe dall’Iraq. Una
terra dove l’emigrante può acquisire cittadinanza e vivere a fianco degli altri
guardando con fiducia al futuro. Dove la campagna elettorale conta sulla metà
dei finanziamenti dell’altro versante, a cominciare dagli spot in TV.
Dall’altra l’America dei grandi patrimoni che mostra i muscoli,
dove vige la legge del più forte e il debole soccombe come per legge
ineluttabile di sopravvivenza. Dove le tasse le pagano i poveri, mentre ai
ricchi vengono tagliate. Dove l’assicurazione sanitaria diventa un onere
insostenibile e la salute un lusso. Dove chi può studia e chi è bravo, ma
povero non trova più borse di studio e finirà per accettare un lavoro
sottopagato per sopravvivere. Un’America ancora una volta sceriffo del mondo
che metta a tacere i popoli del Medio Oriente con la forza delle armi.
Un’America che intende però di abolire la legge che consente
l’aborto e annullare l’assistenza sanitaria estesa a tutti, perché sono inclusi
i contraccettivi (usati dal 98% delle donne americane) in nome della libertà
religiosa. “Basta con le leggi europee”, è lo slogan che si allarga anche alla
difesa dell’ambiente osteggiata dalle grandi imprese petrolifere che hanno già
impedito la firma del protocollo di Kyoto.
Bill Clinton è stato l’unico presidente democratico, dopo
Roosevelt, a riuscire nell’impresa di un secondo mandato. I sondaggi danno ancora
il vantaggio di Obama negli stati più “europei”, ma quelli che nella storia
avevano avversato già il presidente Lincoln gli voltano le spalle.
Può finire di nuovo un sogno?
Finzione e realtà
Difficile accettare che la diffusione di spezzoni girati
con i telefonini sul set di Abu Ghraib e dintorni, diffusi come un serial in
tutto il mondo, classificabili sotto il titolo La colpevolezza degli americani non abbiano compresso rancori come
miscela in un cilindro: qualunque scintilla è buona.
Difficile accettare la tesi che la religione sia solo
finzione, se, adeguatamente invelenita, può portare a violenze e uccisioni purtroppo
realissime.
Impossibile accettare la conclusione di chi si dichiara
«realista» e ritiene, da qui, di non poterci far niente. «La fede autentica non
può condurre alla morte» (Benedetto XVI in Libano). Custodirla e convertirla ha
più effetti nelle strade che nelle chiese.
venerdì 14 settembre 2012
Come eravamo o come saremo?
C'erano una volta i "preti operai", che condividevano il lavoro nelle fabbriche, le battaglie sindacali, i discorsi da bar e le preoccupazioni di famiglia. Una testimonianza scarna di parole in superficie, densa di solidarietà. Sono rimasti in pochi. Si affacciano altre modalità di "vita con", più "imprenditoriali" verrebbe da dire. Solidali, in questo, con chi deve "inventarsi" un lavoro e buttarsi sulla piazza.
1. «Pompelmo è il suo nome d’arte, trovatogli per caso – o forse per...
rotondità – dal collega professionista che per primo lo spinse sulla
segatura della pista circense, all’inizio degli anni Ottanta. In realtà
don Cantini – vocazione adulta, già perito chimico di ottime promesse,
ora da quasi un anno cappellano del porto di Livorno – lo chapiteau lo frequentava già da un po’, grazie all’amicizia con il confratello
lucchese don Franco Baroni (un vero precursore della pastorale del circo
in Italia) e lo sognava da ben prima, praticamente dall’infanzia: il
circo lo ha rincorso fin da bambino, sostiene infatti spesso. L’incontro
definitivo però avvenne nel 1981 a Rosignano Solvay, dove il giovane
prete si trovava come viceparroco. Da allora don Pompelmo ("Era più
facile sentirmi chiamare così che con il mio nome", scrive) non ha più
smesso di girare la Penisola dietro alle roulotte delle famiglie
circensi, soprattutto d’estate. E – un po’ per introdursi nell’ambiente
vincendo la timidezza, un po’ per fare almeno l’"ospite pagante" – ha
cominciato a lavorare sulla pista come clown». Avvenire recensisce il voume pubblicato dalle EDB nel quale don Cantini si racconta.
2. «Don Alessio Albertini, fratello dello storico centrocampista del Milan e
oggi vicepresidente della Figc, Demetrio, sarà il volto nuovo di
"Stadio Sprint" su Rai 2. Don Alessio è il vicario della comunità
Giovanni Paolo II di Pero ed è anche il responsabile dell'ufficio sport
della diocesi di Milano - ha spiegato il conduttore Enrico Varriale -. È abituato a parlare agli allenatori delle squadre giovanili» (Repubblica). Cosa ne direste di un prete che lascia la poltron del commentatore e "scende in campo"? O - come in politica - è meglio che i preti stiano fuori dalla competizione, soprattutto dalla pretesa di fare gli arbitri? giovedì 13 settembre 2012
Il viaggio del papa in Libano, mentre crescono le tensioni
Un video dell'agenzia stampa TM News sulla visita di Benedetto XVI in Libano. Sarà un viaggio "delicato" soprattutto a seguito delle proteste contro il film-blasfemo e l'attacco alla sede diplomatica americana a Bengasi.
mercoledì 12 settembre 2012
Attacco a Bengasi, blasfemia e nodi irrisolti tra arabi e occidente
Alcuni manifestanti armati hanno attaccato con granate e armi da fuoco il consolato americano di Bengasi, nell'est della Libia. Durante gli scontri sono rimasti uccisi tre funzionari e l'ambasciatore degli Stati Uniti in Libia, Chris Stevens. All'origine delle proteste .
Dalla pubblicazione nel settembre 2005 di alcune caricature di Maometto sul quotidiano danese Jyllands-Posten e poi sul giornale norvegese Magazinet si sono moltiplicati gli episodi di proteste e violenze nel mondo contro obiettivi occidentali (sul tema qui c'è il documento di imam immigrati in Danimarca). Nel 2006 si sono registrati attacchi, manifestazioni violente e incidenti, contro ambasciate e aziende occidentali, in Indonesia, Siria, Libano, Pakistan e Libia. Nel 2010 si registrano negli Usa tensioni dopo la minaccia del pastore Terry Jones di bruciare pubblicamente il corano in occasione dell'anniversario dell'attacco dell'11 settembre. Nel 2011 in una piccola chiesa di Gainesville in Florida viene bruciata una copia del corano; in Tunisia viene assaltata la sede della tv privata Nessma a Tunisi, dopo la diffusione del cartone animato franco-iraniano "Persepolis" (a provocare l'indignazione degli estremisti sarebbe stata in particolare una scena del film di animazione in cui la bambina protagonista si immagina Dio come un uomo barbuto); qualche settimana dopo viene attaccata con bombe Molotov la casa del presidente di Nessma Tv.
Nel 2012 in Afghanistan si sono registrati diversi episodi che hanno fatto salire la tensione al massimo: nei primi giorni di febbraio, soldati Usa della base di hanno distrutto un numero importante di documenti islamici tra cui alcune copie del corano; il 24 febbraio, il presidente Obama ha presentato le sue scuse al Capo di Stato afgano Hamid Karzai; il 25 febbraio c'è stato un attentato a Kabul contro il ministero dell'Interno afgano: muoiono due consiglieri statunitensi; il 2 marzo, il Consiglio degli Ulema chiede che i responsabili dell'oltraggio al Corano siano giudicati in un processo pubblico; il 9 marzo, la base di Bagram passa sotto il controllo dell'esercito afgano.
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