mercoledì 24 ottobre 2012

Signori si nasce



«Se io la chiamerei (sic!) “signore”, cosa penserebbe?» ha chiesto irritato il “signor prefetto” di Napoli, Andrea De Martino, al (nonsignor) parroco di Caivano, don Maurizio Patriciello, rimproverandolo per la sua mancanza di rispetto verso il prefetto di Caserta, alla quale ha fatto riferimento con l’appellativo di “signora”. «L’ha offesa, e ha offeso anche me e tutti quanti, con i sindaci completi (ri-sic!). Immagini se lei si rivolge a un sindaco dicendo “signore”! Il rispetto delle istituzioni è fatto di fatti e non di parole!». Don Maurizio ha risposto scusandosi profondamente e giustificandosi: «Non sono avvezzo a questi consessi. Mi perdonerete tutti quanti». Come lui probabilmente ha già “perdonato” quelli che lo chiamano prete, celebrante, padre, pastore, sacerdote, chierico, ecclesiastico, cappellano, parroco, don, reverendo, ministro del culto... «Signore si nasce e io lo nacqui, modestamente», diceva il compaesano del signor prefetto, Totò.


domenica 21 ottobre 2012

Disuguaglianza sociale: una scelta obbligata?



Homo sapiens è il titolo di una mostra attualmente visitabile presso il Museo di Scienze Naturali a Trento, la grande storia della diversità umana dalla culla d’Africa fino all’intero pianeta (curatori il genetista Luigi Cavalli Sforza e il filosofo della scienza Telmo Pievani).
Ma noi apparteniamo anche alla specie di homo eligens, scrive il sociologo Zygmunt Bauman su Avvenire, analizzando il pensiero di Daniel Dorling, docente di geografia umana a Sheffield sul tema della disuguaglianza sociale.
    Zygmunt Bauman (Poznan, Polonia 1925, docente emerito di 
                                                sociologia all'università di Leida)
“Siamo un animale che sceglie  e nessuna pressione, per quanto coercitiva, crudele e indomabile, ha mai potuto sopprimere completamente la nostra libertà di scelta, né quindi determinare univocamente la nostra condotta …
Non siamo palle da biliardo che si muovono sul tavolo assecondando i movimenti di chi tiene in mano la stecca; noi siamo, per così dire, predestinati a essere liberi – e per quanto magari vogliamo ardentemente liberarci dai tormenti della scelta, noi ci confronteremo sempre con più di un modo di procedere, e la scelta tra le diverse possibilità è lasciata a noi. Ci sono due fattori che, insieme, formano le nostre scelte, il nostro modo di vivere e la traiettoria della nostra esistenza. Una è il “destino” – un insieme di circostanze sulle quali non abbiamo alcuna influenza –, le cose che “ci capitano” (per esempio, il luogo geografico e la posizione sociale nei quali siamo nati e l’epoca della nostra nascita); l’altra è il nostro carattere, ciò su cui possiamo esercitare la nostra influenza, da esercitare e coltivare …
Tanto più risulta alto il costo sociale di una determinata scelta, tanto più bassa è la probabilità che venga compiuta. E i costi in base ai quali chi opera una scelta viene indotto a misurarsi in maniera assai concentrata sono pagati per lo più con la moneta dell’accettazione sociale, dell’avanzamento e del prestigio. Nella nostra società questi costi sono distribuiti in modo che la resistenza alla diseguaglianza e alle relative conseguenze (di natura sia pubblica sia personale) divenga estremamente difficoltosa e quindi assai improbabile da sottoscrivere e perseguire rispetto alle alternative costituite dalla placida sottomissione o dalla collaborazione volenterosa.
E i dadi, che noi – abitanti di una società capitalista e individualizzata – non possiamo fare altro che continuare a gettare nella maggior parte e forse in tutte le partite della nostra esistenza, sono in effetti sempre truccati a favore di quanti traggono o sperano di trarre profitto dalla diseguaglianza ...”.
Ma che accadrebbe se i cattolici prendessero un po’ più sul serio la Dottrina Sociale della Chiesa?

martedì 2 ottobre 2012

Lo Stato italiano in "coma etico"

Lo avevamo già detto a luglio (n. 29/30 di Settimana): «Il nostro paese è ancora immerso in una sorta di "coma etico". O di schizofrenia: tutti invocano legalità, anche quelli che la calpestano». 

Dopo le dimissioni del presidente della Regione Lazio Renata Polverini e l'arresto dell'ex capogruppo Pdl Franco Fiorito per peculato, tornano a tuonare queste parole. "Ora basta", lo ha detto anche il presidente di Libera don Luigi Ciotti: «Servono scelte chiare e nette, anzi categoriche. Come nella lotta alla mafia, non sono possibili mediazioni nella lotta contro la corruzione, che tiene in ostaggio la democrazia e si affianca all'emergenza etica». L'Italia, anche secondo il presidente del "cartello" di associazioni che lavorano nella lotta a tutte le mafie, versa in uno stato di "coma etico" ed «è culturalmente depresso; è un Paese in cui si considera normale tutelare i tornaconti personali. La situazione è davvero grave, se oltre a chi fa il male c'è anche chi guarda e lascia fare».

Non ci sono soluzioni facili, non ci sono regole magiche. Come abbiamo già detto quest'estate «abbiamo bisogno di percorsi di inclusione e di responsabilità, perché ogni cittadino si senta tessera di quel mosaico dal quale non solo non è giusto, ma semplicemente non è possibile chiamarsi fuori».

giovedì 27 settembre 2012

Donne: perché no?



Che sia autentico o meno il papiro copto la cui notizia ha fatto il giro del mondo a dir la verità forse importa solo agli addetti ai lavori. Che il termine “mia moglie” (attribuito a Gesù), sia reale o solo figurato interessa ancora meno: in ogni caso si tratta di un testo apocrifo e poi il significato spazierebbe anche su amica, compagna, collaboratrice …
Ma c’è un aspetto che potrebbe fare la differenza: se questa notizia potesse in qualche modo porre definitivamente termine ad una situazione problematica com’è stato per secoli il rapporto Chiesa-donne, nonostante tutti i documenti che affermerebbero il contrario. Che la relazione di Gesù con le donne fosse ben diversa da quella dell’epoca (vedi Samaritana al pozzo, per fare un esempio) si conosceva, ma che si possa immaginare che parlasse anche solo di un’amica di cui potersi fidare, non sarebbe rivoluzionario? “Una donna per amico”, cantava Lucio Battisti, e se l’avesse pronunciato ben prima Gesù?

Perché non le donne?”, titola un articolo di Emil A. Wcela sulla rivista dei gesuiti America del  1 ottobre. I testi del Magistero hanno parlato chiaro anche di recente: l’ordinazione per le donne non s’ha da fare. Neanche questo credo sia un problema per la maggior parte di loro. 
Ma perché non “altri” ministeri? si chiede l’Autore, che è vescovo emerito di Rockville, NY. Nella Chiesa primitiva erano molti i ministeri a rendere feconda la vita della comunità, primi fra tutti i diaconi.  Oggi non esistono ragioni culturali per escludere le donne dal diaconato, ma la questione è ancora aperta: fino a quando?
Laici corresponsabili della pastorale: uomini e donne, tanto per non dimenticare.

martedì 25 settembre 2012

Inventare false eresie per nascondere scismi


Sei righe di saluto attento e cordiale alla comunità islamica da parte del vescovo di Pavia, mons. Giovanni Giudici (il Ticino, 24agosto 2012), lo hanno trasformato in un pericoloso eretico. Oggetto del contendere: la valorizzazione del digiuno nel mese di Ramadan, del rispetto per il libro sacro e la comunanza nell’atteggiamento di fede. 

Contro di lui si sono rapidamente coalizzati tutti i siti intransigenti del cattolicesimo italiano: da culturacattolica a corrispondenzaromana da riscossacristiana a anticattocomunismo con qualche compiaciuta recensione ne Il Foglio e affini. Firme, siti e giornali in cui il valore esibito è l’ortodossia, ma il cui interesse reale è l’ideologia politica. 

La prova è che nessuno di questi si è pronunciato con qualche fermezza nei confronti del rifiuto dei lefebvriani al consenso con Roma, espresso da don Schimdberger (probabile anticipo della decisione dell’intera fraternità san Pio X). Come a dire: inventare eresie inesistenti negli altri per nascondere scismi reali fra i propri. 

(Lorenzo Prezzi)