Il Corriere della sera lancia un sondaggio sulla domanda: «Erich Priebke era credente. Ha
diritto ai funerali in chiesa?». Comprendo la necessità di provocare e
semplificare quando si vogliano ottenere risposte numerose in bianco e nero (sì
o no). Non mi ritrovo nel sì e nemmeno nel no. Se si domanda se ne abbia
“diritto” la mia risposta è no. Non perché è Priebke, ma perché nessuno ha
“diritto” alla misericordia di Dio o alla benedizione della Chiesa. Neanche il
papa. Pretendere i funerali in chiesa, come fa Paolo Giachini, il suo legale,
rende già per se stessa la domanda “irricevibile”. Diverso è domandarsi se la
comunità cristiana possa o debba pregare per chiunque, a prescindere dal
giudizio che ciascuno di noi possa dare su una persona. Sono rimasto rattristato
dal rifiuto delle esequie cristiane a Piergiorgio Welby, che aveva tolto a sé
la propria vita per ragioni di cuore, mentre si celebravano i funerali solenni
di Pinochet che la vita l’ha tolta a tanti per ragioni di potere. Senza che
debba assumere forme pubbliche, senza che debba culminare necessariamente in
una sepoltura, penso che la comunità cristiana faccia bene a pregare per
Priebke. Perché sia fatta su di lui e sulle sue vittime la volontà del medesimo
Dio, che esercita la sua giustizia per dare la vita; anche nei confronti di chi
ha esercitato l’ingiustizia e ha “giustiziato” degli innocenti. Una preghiera
non perché lui abbia vissuto il vangelo, ma perché noi vogliamo viverlo.
martedì 15 ottobre 2013
mercoledì 18 settembre 2013
Pensiero magico
Suonano alla porta. La mamma va ad aprire. Il piccolo è subito dietro di lei e,
sulla soglia, non vede la faccia del corriere ma solo un grande pacco che lo
copre dalla cintura in su. La mamma chiede prudentemente di controllare il
contenuto, firma il tagliando di consegna e dice al ragazzino: «Guarda che
fortuna! È arrivato proprio il giorno del tuo compleanno!». Salti di gioia!
Anche il cane scodinzola.
Aveva scelto, insieme a papà, su Internet,
un monitor nuovo per il suo PC, così i film avrebbero avuto colori brillanti e i
giochi effetti più realistici.
«Mettiamolo nella mia stanza! Mettiamolo
nella mia stanza!». «E va bene, mettiamolo nella tua stanza, ma devi aspettare
stasera quando torna papà. Lui è capace di installarlo, io no. Questa è la
regola: non toccare nulla prima che arrivi papà». «Sì, sì, te lo prometto; però
mettiamolo nella mia stanza!».
Ma qualche ora è troppo per chi –
esageratamente coccolato – è abituato ad avere tutto subito, come il monitor
nuovo alla sua età. E allora, mentre la mamma è indaffarata in cucina, sfila
piano piano l’oggetto fantastico dall’involucro, un po’ arruffato dopo il
controllo della mamma. Un po’ la frenesia, un po’ il peso dell’oggetto... gli
scivola di mano e – per la Legge di Murphy – batte di spigolo. Uno scricchiolio
fa pensare male.
Il bimbo riavvolge in fretta il monitor
nelle sue bende di plastica a bollicine e lo ripone nello scatolone. Si sa, i
bimbi sono convinti che, coprendosi gli occhi, nessuno li
veda...
Arriva papà. Festa. «Papà, installa il
monitor prima di cenare, ti prego!». «Va bene, oggi è il tuo compleanno, comandi
tu!». E la mamma: «Non mi pare che gli altri giorni sia
diverso...!».
Papà intronizza il monolito nero sul
tavolino... c’è qualcosa di strano. Basta accenderlo e... si palesa un crepa in
diagonale. Tutto attorno i colori disegnano sullo sfondo frattali curiosi e
finanche piacevoli, se non fosse che decretano l’inutilizzabilità dell’oggetto
prezioso per gli scopi propri.
«Cara, ma non hai controllato il pacco prima
di firmare la ricevuta?». «Sì che l’ho controllato! – dice mamma – e ti assicuro
che era a posto». Rivolta al figlio: «Mi avevi promesso che avresti aspettato
papà!». «Ma io non ho fatto niente, mamma!». «Allora qualcuno mi deve spiegare –
interviene papà raccogliendo un pezzetto di plastica nera da terra – come mai
questa scheggia era fuori dallo scatolone e... si incastra perfettamente
qui!».
«È colpa sua!», dice umiliato ma non vinto
il ragazzino. «Io non volevo che lui si rompesse e perciò non doveva rompersi. E
se tu, papà, stavi a casa dal lavoro, questo non sarebbe
successo!».
«Lasciamo perdere, Silvietto, che
abbiamo cose più importanti da fare...».
sabato 14 settembre 2013
Chiese chiuse
Il parroco ha appena chiuso la chiesa per andare a pranzo.
Mentre si allontana verso la canonica, lo avvicina un parrocchiano “eminente”,
membro del consiglio pastorale. È un uomo retto e zelante, stimato per la sua
vita di fede e di fedele. Ha però più volte manifestato insofferenza verso il
pastore e non ha mancato occasione per criticarlo, apertamente in consiglio ma
anche nelle chiacchiere che si fanno tra parrocchiani.
«Signor parroco – gli dice – ho sentito in giro lamentele
perché lei tiene la chiesa chiusa molte ore durante il giorno. Proprio ieri ho
visto un uomo di mezza età avvicinarsi alla porta della chiesa e, trovandola
chiusa, allontanarsi con disappunto».
«Siamo in città – risponde il parroco, cercando di
mascherare un certo fastidio più per il pregiudizio in genere che per
l’osservazione in merito – e io sono da solo. Non posso fidarmi a lasciare la
porta della chiesa aperta se non c’è nessuno. Magari potreste darmi una mano...».
«Però così, se uno sente il desiderio di pregare davanti
al Sacramento, viene scoraggiato e forse perdiamo qualcuno che voleva
riavvicinarsi alla fede».
«Può anche essere, ma non ho mai sentito di nessuno che
abbia perso la fede perché ha trovato la porta della chiesa chiusa. Piuttosto,
e purtroppo, è più facile che qualcuno abbia sentito la sua fede vacillare
perché ha trovato la porta della chiesa aperta, ha visto la fiacchezza della
nostra preghiera e magari – mea culpa
– ha sentito le nostre prediche...».
Sarebbe meglio se ci preoccupassimo di riempire le
persone piuttosto che di riempire le chiese.
lunedì 9 settembre 2013
Se vuoi la pace, preparati alla guerra
La guerra contro il male «comporta dire no all’odio fratricida e alle
menzogne di cui si serve; dire no alla violenza in tutte le sue forme;
dire no alla proliferazione delle armi e al loro commercio illegale. Ce
n’è tanto! Ce n’è tanto! E sempre rimane il dubbio: questa guerra di là,
quest’altra di là – perché dappertutto ci sono guerre – è davvero una
guerra per problemi o è una guerra commerciale per vendere queste armi
nel commercio illegale? Questi sono i nemici da combattere, uniti e con
coerenza, non seguendo altri interessi se non quelli della pace e del
bene comune» (papa Francesco all'Angelus dell'8 settembre).
È proprio vero: davanti alla situazione in Siria «non possiamo chiudere gli occhi», come dice il presidente Obama; né «restare inerti», come ha detto, con il sostegno di un ampio coro multilingue, Madeleine Albright, segretario di Stato ai tempi di Clinton. È assolutamente necessario – politicamente e moralmente – fare qualcosa.
Per esempio, togliere l'ossigeno all'industria delle armi. O sarebbe qualificato come guerra chimica? Utilizzare l'esercito e perfino i marines per stroncare il mercato illecito delle armi (non credo ce ne sia uno moralmente lecito!). È un "peccato mortale" la turbativa di mercato o è un mercato mortale quello delle armi?
Mr. Obama, non puoi chiudere gli occhi davanti alla prova provata che gli Stati Uniti sono gli operatori principali sul mercato delle armi. Non puoi restare inerte davanti agli spacciatori di morte protetti dal tuo governo. Il 30% delle cause di questa e di tante altre guerre è in casa tua. Comincia tu, premio Nobel per la pace, a togliere la trave che chiude il tuo occhio (o il travel cheque che ti ammanetta i polsi).
Poi a me, italiano, qualcuno spiegherà come sia possibile digiunare per la pace il giorno 7 e il giorno dopo spendere l'equivalente del fabbisogno di cassa per comperare gli F-35.
sabato 7 settembre 2013
Don Enrico Chiavacci, testimone di pace
In questa Giornata di digiuno e preghiera per la pace in
Siria voluta da papa Francesco il pensiero non può non andare a un testimone
che tanto ha insegnato contro la guerra e ora ha raggiunto il Cielo: don Enrico
Chiavacci, parroco di San Silvestro a Firenze, teologo morale e uno dei padri
fondatori dell'Associazione Teologica italiana per lo Studio della Teologia
Morale (ATISM), di cui è stato anche presidente, morto il 25 agosto scorso a 87
anni.
Nel luglio 2010 era a Trento in occasione del Convegno internazionale
di teologia morale “In the Currents of
History: from Trent to the future” dove era stato fra i relatori ai gruppi
di lavoro proprio sul tema della “guerra giusta”, legittimata dalla
tradizionale morale cristiana, ma su cui don Enrico metteva molti distinguo in nome anche della Pacem in Terris.
“Se la pace sulla terra è realtà iniziale della pace di
Cristo, il cammino della pace non finirà mai finché ci sarà storia. L'ideale di
pace non sarà mai raggiunto nella storia dell'umanità, che sarà sempre una
lotta contro il potere delle tenebre (egoismo, prevaricazione, dominio
dell'uomo sull'uomo), fino all'ultimo giorno” aveva detto convinto.
Ma esistono 3 aspetti di mancanza di pace da riconoscere:
Ma esistono 3 aspetti di mancanza di pace da riconoscere:
1. L’oppressione politico-militare e i conflitti
2. L’oppressione economica mondiale: il rapporto
squilibrato nord-sud
3.
L’oppressione mass-mediale con l’enorme potere
in mano ai “comunicatori”.
L’etica tradizionale, diceva Chiavacci si fermava al “non
rubare”, ma ora siamo al “non arricchire”, perché stai sottraendo il cibo (e
acqua) a chi non ce l’ha e lo costringi a riprenderselo, ma tu vuoi sempre di
più (magari per la tua smisurata “fame” di energia). Auspicava con forza l’avvento
di una nuova etica, anche economica, in grado di riequilibrare le sorti dell’intera
famiglia umana.
E’ la capacità di sa leggere, magari con alcuni decenni di
anticipo, i segni dei tempi.
Noi non siamo profeti, ma almeno discepoli sì.
martedì 13 agosto 2013
The Wall
Il 13 agosto 1961 si cominciò la costruzione del Muro di Berlino. «Inizialmente questo consisteva di filo spinato,
ma già il 15 agosto iniziarono ad essere utilizzati gli elementi
prefabbricati di cemento e pietra destinati a formare la prima
generazione di un vero e proprio muro» (Wikipedia).
Il 9 novembre 1989 quel muro venne giù.
Ma non è ancora crollata la tenacia degli uomini nel costruire nuovi muri. Il più vergognoso è quello che passa a Gerusalemme.
Poi ci sono i muri invisibili e forse più contundenti dei pregiudizi di ogni tipo. Il razzismo, imbellettato in tante forme, anche quelle "domestiche" del leghismo. I respingimenti mortali, una sorta di Muro di Lampedusa. L'intolleranza religiosa, nobilitata al rango di "conflitto di civiltà". Il populismo che beatifica l'illegalità, per la quale il ricco può fare ciò che vuole e il povero deve anche battere le mani. «Ah... beh, sì, beh..». I "muri di gomma", che schiafeggiano anche l'altra guancia - senza che nessuno l'abbia porta - e trasformano in colpevoli le vittime che chiedono verità e giustizia.
«Another brick in the wall»... non finirà mai? Quando sapremo smettere questa fatica insensata e cruenta di Sisifo, che ci spinge a buttare giù muri per costruirne, con le stesse pietre, degli altri? Quando useremo le pietre dei muri abbattuti per costruire ponti?
C'è una speranza: «Per quanto siano alti, i nostri muri non arriveranno mai al cielo» (metropolita Platon di Kiev).
mercoledì 15 maggio 2013
Carissime mamme
Fuori tempo:
sì, rispetto alla tradizionale Festa della 2° domenica di maggio, ma non è mai
troppo tardi per condividere qualcosa di “bello” che è stato scritto da un
vescovo in occasione dell’ultima Festa della Mamma.
Bello, perché
originale; bello perché nasce da un cuore che condivide il vissuto delle
famiglie della comunità. E’ una semplice Lettera alle Mamme, sono parole
cariche di umanità. L’autore è p. Giancarlo Maria Bregantini, vescovo della
diocesi di Campobasso-Bojano, per molti anni pastore in terra di Calabria, un
figlio che ha dato l’ultimo saluto alla mamma Albina nella sua terra d’origine,
il Trentino, solo 2 anni fa.
Auguri! Con
cuore semplice da bambino vorrei in questo giorno benedetto accostarmi alla
vostra grandezza e dirvi con ogni parola “possibile” che il dono di voi è pari
e forse di più di quello delle stelle che sono in cielo. La vostra presenza nel
mondo è vita e rende bella ogni cosa toccata dalla vostra tenerezza. Voi mamme
avete il compito di capire, anche quando nessuno vi capisce o vi trascura. La
vostra bellezza consiste nella vostra gratuità amorevole e senza limiti …
Nessuno più
di Dio conosce il vostro valore, visto che Lui stesso scelse voi per entrare
nel tempo e manifestare a tutti la sua esistenza d’amore. Anche Dio volle una
mamma!
Voi mamme, ci
insegnate come ricominciare quando il cammino è visitato dalla stanchezza. E
quante lacrime sante cerco di asciugare dai vostri occhi quando bussate per
cercare conforto presso il mio cuore di pastore! Soffro con voi e con i vostri
figli che non trovano lavoro, che spesso non trovano neppure ascolto o
considerazione. Soffro con voi quando siete maltrattate e sciupate nel vostro
valore. Non rassegnatevi: questi passi è Dio stesso che li compie provando
compassione per chi è nel bisogno. Tracciate col vostro coraggio sentieri di
giustizia e di verità, portando nel mondo la misura di quel che non si può
misurare …
Auguri a
tutte le mamme ispirate a fortificare i propri figli con la qualità della
gratuità, animate da ideali di pace e di carità, che seminano nella società l’amore
che non dice mai basta, restituendo quel significato che si fa volto e sorriso…
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