venerdì 23 maggio 2014

Europa, la nostra casa



"Noi Vescovi riteniamo che i principi umani e cristiani che hanno ispirato la nascita dell’Unione Europea rimangono validi e vadano ripresi per un’applicazione reale, in una politica favorevole alla giustizia sociale, al lavoro per tutti, al sostegno della famiglia, alla vita, alla dignità della persona, alla solidarietà interna ed estera, all’accoglienza  più attiva e condivisa dei migranti e rifugiati e ad una missione per la pace e la libertà religiosa nel mondo.

Inoltre, in prossimità delle elezioni europee, giudichiamo molto importante la partecipazione ad esse. Il Parlamento Europeo è l’unico organismo dell’Unione Europea eletto dai cittadini e quest’anno è la prima volta che ciò avviene, dopo le nuove competenze ad esso attribuite dal Trattato di Lisbona (2009). La partecipazione attiva alle elezioni è un’opportunità per esercitare la propria co-responsabilità per il futuro dell’Europa".  

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I laici del popolo di Dio stavano già lavorando con le proprie mani in vista dell'importante appuntamento europeo, ma credo saranno in molti ad accogliere con viva soddisfazione le parole che i nostri Pastori hanno voluto inserire nel Messaggio di chiusura dell'Assemblea CEI.


L’Europa non è “altro” da noi: noi siamo l’Europa. Nonostante gli errori e le frenate che hanno ostacolato un cammino, l’Europa unita è ancora un progetto in cui i cristiani sono chiamati ad impegnarsi in prima persona. Per “riportare il bene comune all’attenzione della politica”, per “una comunità europea di solidarietà e responsabilità”, per ridare vigore al sogno dei Padri fondatori - tra cui il nostro Degasperi - che hanno speso le loro energie per costruire un futuro di pace per un'Europa dilaniata del 2° Conflitto mondiale.

E in questo 2014, 100° anniversario dell'inizio della Grande Guerra, mentre le vicende ucraine ci mostrano come la pace sia ancora tutt'altro che scontata, siamo tutti chiamati in prima persona a dare il nostro contributo, di cristiani, per la costruzione dell'Europa, la nostra casa.

Perché "senza l'Europa perdiamo il futuro"  

Questo il sito della Commissione dei vescovi accreditati presso la UE:  http://www.comece.org/

lunedì 11 novembre 2013

Partita e partito


«Se giocate guai a voi»: così gli ultras del club Nocerina, non ammessi allo stadio, ai giocatori della loro squadra. La quale, tra sostituzioni e infortuni platealmente simulati, ha mandato la formazione in inferiorità numerica, costringendo l’arbitro a decretare la fine dell’incontro dopo 20 minuti di gioco. In cielo, un aereo trascinava lo striscione «Rispetto per Nocera e per gli ultras». «Brutta pagina di sport» ha commentato il questore di Salerno.

«Anche Fini e altri ebbero due settimane di spazio sui giornali, ma poi è finita come è finita», dice Berlusconi ai ministri del suo partito in un’intervista all’Huffington Post, per “invitarli” a ritirarsi dall’alleanza con chi intende dare conferma politica a quanto stabilito dalla legge e da una sentenza. «Ripeto: è nel loro interesse ascoltare cosa dicono i nostri elettori, per non commettere errori che li segnerebbero per tutta la vita», mentre i media strisciano il richiamo al «metodo Boffo». «Brutta pagina di politica», commento io.

martedì 15 ottobre 2013

Priebke. Preghiamo

Il Corriere della sera lancia un sondaggio sulla domanda: «Erich Priebke era credente. Ha diritto ai funerali in chiesa?». Comprendo la necessità di provocare e semplificare quando si vogliano ottenere risposte numerose in bianco e nero (sì o no). Non mi ritrovo nel sì e nemmeno nel no. Se si domanda se ne abbia “diritto” la mia risposta è no. Non perché è Priebke, ma perché nessuno ha “diritto” alla misericordia di Dio o alla benedizione della Chiesa. Neanche il papa. Pretendere i funerali in chiesa, come fa Paolo Giachini, il suo legale, rende già per se stessa la domanda “irricevibile”. Diverso è domandarsi se la comunità cristiana possa o debba pregare per chiunque, a prescindere dal giudizio che ciascuno di noi possa dare su una persona. Sono rimasto rattristato dal rifiuto delle esequie cristiane a Piergiorgio Welby, che aveva tolto a sé la propria vita per ragioni di cuore, mentre si celebravano i funerali solenni di Pinochet che la vita l’ha tolta a tanti per ragioni di potere. Senza che debba assumere forme pubbliche, senza che debba culminare necessariamente in una sepoltura, penso che la comunità cristiana faccia bene a pregare per Priebke. Perché sia fatta su di lui e sulle sue vittime la volontà del medesimo Dio, che esercita la sua giustizia per dare la vita; anche nei confronti di chi ha esercitato l’ingiustizia e ha “giustiziato” degli innocenti. Una preghiera non perché lui abbia vissuto il vangelo, ma perché noi vogliamo viverlo.

mercoledì 18 settembre 2013

Pensiero magico

Suonano alla porta. La mamma va ad aprire. Il piccolo è subito dietro di lei e, sulla soglia, non vede la faccia del corriere ma solo un grande pacco che lo copre dalla cintura in su. La mamma chiede prudentemente di controllare il contenuto, firma il tagliando di consegna e dice al ragazzino: «Guarda che fortuna! È arrivato proprio il giorno del tuo compleanno!». Salti di gioia! Anche il cane scodinzola.
    Aveva scelto, insieme a papà, su Internet, un monitor nuovo per il suo PC, così i film avrebbero avuto colori brillanti e i giochi effetti più realistici.
    «Mettiamolo nella mia stanza! Mettiamolo nella mia stanza!». «E va bene, mettiamolo nella tua stanza, ma devi aspettare stasera quando torna papà. Lui è capace di installarlo, io no. Questa è la regola: non toccare nulla prima che arrivi papà». «Sì, sì, te lo prometto; però mettiamolo nella mia stanza!».
    Ma qualche ora è troppo per chi – esageratamente coccolato – è abituato ad avere tutto subito, come il monitor nuovo alla sua età. E allora, mentre la mamma è indaffarata in cucina, sfila piano piano l’oggetto fantastico dall’involucro, un po’ arruffato dopo il controllo della mamma. Un po’ la frenesia, un po’ il peso dell’oggetto... gli scivola di mano e – per la Legge di Murphy – batte di spigolo. Uno scricchiolio fa pensare male.
    Il bimbo riavvolge in fretta il monitor nelle sue bende di plastica a bollicine e lo ripone nello scatolone. Si sa, i bimbi sono convinti che, coprendosi gli occhi, nessuno li veda...
    Arriva papà. Festa. «Papà, installa il monitor prima di cenare, ti prego!». «Va bene, oggi è il tuo compleanno, comandi tu!». E la mamma: «Non mi pare che gli altri giorni sia diverso...!».
    Papà intronizza il monolito nero sul tavolino... c’è qualcosa di strano. Basta accenderlo e... si palesa un crepa in diagonale. Tutto attorno i colori disegnano sullo sfondo frattali curiosi e finanche piacevoli, se non fosse che decretano l’inutilizzabilità dell’oggetto prezioso per gli scopi propri.
    «Cara, ma non hai controllato il pacco prima di firmare la ricevuta?». «Sì che l’ho controllato! – dice mamma – e ti assicuro che era a posto». Rivolta al figlio: «Mi avevi promesso che avresti aspettato papà!». «Ma io non ho fatto niente, mamma!». «Allora qualcuno mi deve spiegare – interviene papà raccogliendo un pezzetto di plastica nera da terra – come mai questa scheggia era fuori dallo scatolone e... si incastra perfettamente qui!».
    «È colpa sua!», dice umiliato ma non vinto il ragazzino. «Io non volevo che lui si rompesse e perciò non doveva rompersi. E se tu, papà, stavi a casa dal lavoro, questo non sarebbe successo!».
         «Lasciamo perdere, Silvietto, che abbiamo cose più importanti da fare...».

sabato 14 settembre 2013

Chiese chiuse



Il parroco ha appena chiuso la chiesa per andare a pranzo. Mentre si allontana verso la canonica, lo avvicina un parrocchiano “eminente”, membro del consiglio pastorale. È un uomo retto e zelante, stimato per la sua vita di fede e di fedele. Ha però più volte manifestato insofferenza verso il pastore e non ha mancato occasione per criticarlo, apertamente in consiglio ma anche nelle chiacchiere che si fanno tra parrocchiani.

«Signor parroco – gli dice – ho sentito in giro lamentele perché lei tiene la chiesa chiusa molte ore durante il giorno. Proprio ieri ho visto un uomo di mezza età avvicinarsi alla porta della chiesa e, trovandola chiusa, allontanarsi con disappunto».

«Siamo in città – risponde il parroco, cercando di mascherare un certo fastidio più per il pregiudizio in genere che per l’osservazione in merito – e io sono da solo. Non posso fidarmi a lasciare la porta della chiesa aperta se non c’è nessuno. Magari potreste darmi una mano...».

«Però così, se uno sente il desiderio di pregare davanti al Sacramento, viene scoraggiato e forse perdiamo qualcuno che voleva riavvicinarsi alla fede».

«Può anche essere, ma non ho mai sentito di nessuno che abbia perso la fede perché ha trovato la porta della chiesa chiusa. Piuttosto, e purtroppo, è più facile che qualcuno abbia sentito la sua fede vacillare perché ha trovato la porta della chiesa aperta, ha visto la fiacchezza della nostra preghiera e magari – mea culpa – ha sentito le nostre prediche...».

Sarebbe meglio se ci preoccupassimo di riempire le persone piuttosto che di riempire le chiese.

lunedì 9 settembre 2013

Se vuoi la pace, preparati alla guerra

La guerra contro il male «comporta dire no all’odio fratricida e alle menzogne di cui si serve; dire no alla violenza in tutte le sue forme; dire no alla proliferazione delle armi e al loro commercio illegale. Ce n’è tanto! Ce n’è tanto! E sempre rimane il dubbio: questa guerra di là, quest’altra di là – perché dappertutto ci sono guerre – è davvero una guerra per problemi o è una guerra commerciale per vendere queste armi nel commercio illegale? Questi sono i nemici da combattere, uniti e con coerenza, non seguendo altri interessi se non quelli della pace e del bene comune» (papa Francesco all'Angelus dell'8 settembre).
È proprio vero: davanti alla situazione in Siria «non possiamo chiudere gli occhi», come dice il presidente Obama; né «restare inerti», come ha detto, con il sostegno di un ampio coro multilingue, Madeleine Albright, segretario di Stato ai tempi di Clinton. È assolutamente necessario – politicamente e moralmente – fare qualcosa.
Per esempio, togliere l'ossigeno all'industria delle armi. O sarebbe qualificato come guerra chimica? Utilizzare l'esercito e perfino i marines per stroncare il mercato illecito delle armi (non credo ce ne sia uno moralmente lecito!). È un "peccato mortale" la turbativa di mercato o è un mercato mortale quello delle armi?
Mr. Obama, non puoi chiudere gli occhi davanti alla prova provata che gli Stati Uniti sono gli operatori principali sul mercato delle armi. Non puoi restare inerte davanti agli spacciatori di morte protetti dal tuo governo. Il 30% delle cause di questa e di tante altre guerre è in casa tua. Comincia tu, premio Nobel per la pace, a togliere la trave che chiude il tuo occhio (o il travel cheque che ti ammanetta i polsi).
Poi a me, italiano, qualcuno spiegherà come sia possibile digiunare per la pace il giorno 7 e il giorno dopo spendere l'equivalente del fabbisogno di cassa per comperare gli F-35.